lunedì, 30 giugno 2008

bancarelle

L’aria penetra raggrumata negli occhi,
opacizzante coagulo del visionario illudersi
sul versante cinico dei miei giorni d’argilla.
Piego la schiena sugli aculei del duolo
che il sole ha cresciuto d’incontrastato ardore
dentro alle gabbie allagate delle tue piante grasse.

*

Cosa può nascere dalla tua piuma dorata
misero uccello piegato nel balzo di un rogo,
se il cielo è sfondato dalle crepe del tuo tentare?
Dove potrai ricomporre il disperso
se tu, tenero e dolce richiamo di aiuto,
sei amputato e ansimante sull'unto declivio?

*

Esercito sulla ruggine del mio disguido
lo sforzo dei denti strappati
nel sudore inutile di un tempo che non afferro.
Elogio il mio mancato coraggio
idolatrato nel tempio del mio trasbordo
verso realtà che non ho mai conosciuto.

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domenica, 29 giugno 2008

 

fiamme

Avvinghiato ai rami caduchi delle tue lacrime
ti accompagno nella pozza dei segreti
dove le rane succhiano insetti e sputano sogni
gracidati e masticati sulle foglie del tempo.

*

Aggrappato alle vesti del tuo dolore
mi trascino con te al sacrificio dell'altare
per poter rinascere e morire insieme
in un luogo magico, ascetico e benedetto.

*

Iniettato in te, scorro e ti prendo la vita,
colando rivoli di cicatrici
sull'eruzione del tuo piacere.
Intriso e invaso diavolo di sulfurea brama,
mi approprio di te e mi diffondo
incessantemente
dentro al tuo corpo.

*

Sentimi franare dentro macerie di travolti bastioni,
cibati con l'urlo della mia incandescenza
e stridi, piegandoti, sulla tua pietra infranta.
Io
sto
arrivando.

 Rosso venexiano

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sabato, 28 giugno 2008

 

rosso

 

.............................................................................
Osservo l'esecuzione del panorama
e il cielo espande il suo sangue scarlatto.
...................................................
La via è tracciata da interminabili forche
dove dondolano ricurve, le decomposte virtù.
.................................
L'uomo dal picco sacro imperturbato osserva
e preme la mano sulla lastra delle nuvole.
........
.......
......
.....
....
...
..
.

Rosso venexiano

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martedì, 24 giugno 2008

eclissi

A.

Impoverivi disorientandoti nella vetustà.
Bianchi drappi riparavano il depositarsi degli anni atlantici.
Le simmetrie delle traiettorie persero logica all’interno del nostro movimento naturale.
-( Celato in nicchie d’acne, schiacciavo invano pus sulla memoria )-
Quando la siccità occorse, fu possibile constatare come il terreno sotto il guado risultasse molto più complesso.

 B.

L’incomprensione feconda i contrasti corrompendo le consuetudini.
Gli stenti depurano il venefico stillando sorgive di limpidi sentimenti nelle arsure degli estranei.

C.

Depenno speranze sulla probabilità che una paziente attesa possa riempire un binario vuoto.
Nell’ordinario moto, un’onda sospinta giunse a lambire la sabbia più asciutta e ciò, mi recò sorpresa.

 

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domenica, 22 giugno 2008

 

Eco del tuo sguardo

Rintocca e sancisce
la campana dei tuoi occhi,
ed un ultimo, desiderio scorre
sulla corda del mio pensiero.

*
Reclinato mi adagio
sulle fuggevolezze di un filo d'erba,
e se una rapida carezza ombreggia
sulle ali di un corvo,
una lacrima a rivolo scende
sulla pietra delle mie mancanze.

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sabato, 21 giugno 2008

innsana

Disordine nel tunnel
della tumefatta lucidità,
coerente dispersione
e gioia del cupo.
*
Avanzi del vano
in revocata miseria
nel crogiolo protettivo
mi avviluppo di buio.
*
Gocce dementi
suonano come banda
sulla follia gravida
della mia testa.
Alzatevi gente,
è morto un artista
dev'hasta la vista...

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venerdì, 20 giugno 2008

pastore

A.

Il pastore sforzava lingue di pecora nel lago duro.
Le incanalature erano di sradicate mura su circostanze tappate nella scelta.
"Perché gli alberi d’un tratto piangono?"- si chiedeva.
Così si chinò anch’egli sulla lastra dei musi automatici, dondolanti bianca ed anziana saggezza.
Capovolta la volta del cielo, elevarsi fu come bere.

B.

Egli era fuggito dall’abbraccio mancato dei giorni ripidi.
Si scoprì a chiedere l’età ai pesci, tentando di contare le loro scaglie di colore allontanato.
Il buio è molle come un corpo duro in un lago molle.

 

 

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giovedì, 19 giugno 2008

crobiotermi

Non c'è da fidarsi,
no,
di me non c'è proprio da fidarsi.
Accarezzo il viso altrui
con la lama fra le dita,
bisbiglio confidenze
ma solamente a me stesso,
sono l'anima in pena
e un probabile misantropo.
Non c'è da fidarsi,
assolutamente nulla di cui fidarsi.


Io rifuggo l'amore
soffocandolo nel buio,
io prometto e non mantengo
sono zingaro, giocoliere
illusionista e traditore.
No,no, credimi,
è meglio non fidarsi.


Ho due facce come luna
una chiara e regolare
l'altra tetra e sempre all'ombra
ma non posso governarle,
son sorgente arsa e secca
che trattiene ogni parola
sono il fuoco d'artificio
che ti scoppierà nel palmo.
Non fidarti.
Davvero. Non lo fare.


Perchè non occupo uno spazio
ed evito il contatto.
Perchè quando arriverai
col desiderio di sfiorarmi
e convinto che io sia lì,
troverai solo aria mossa
ed io sarò già altrove.

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martedì, 17 giugno 2008

A.

Smarrivo la luna sgusciare nell’incertezza.

Schizzai un giaciglio di deflagrato disordine.

Paventavo zampate assenti di fronde.

-( Sovrastante incombenza, ghermisce)-

B.

E’ il lieto pianto della superficie escoriata dei giorni ingiusti,

mozzati nel monco alveolo di una buia placenta stellata.

-( Esodo)-

C.

Scalcio, salvo e rifugiato, il partorire dell’orizzonte

nel temporeggiare di un fuggevole profumo.

La pace è baluginare d’impressioni.

-( e rapido, intenso orgasmo )-

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domenica, 15 giugno 2008

porta murata

1.

Io vivevo nel mondo giallo e mi sdraiavo sovente. Lei era la curva della terra ma ora ride ( come allora) di cose e persone a me ignote.

Quel giorno, le risate di pioggia rimbalzavano sui sogni ed io sussurravo segreti all’acqua prima che scivolasse nei tombini.

Quel giorno la mia bocca svestita incontrò labbra temporanee ed ebbi l’audacia di insinuarvi la mia speranza. Lei l'accolse solo per cortesia creando le crudeli foglie dorate che ornano tutti i rami delle foreste gialle.

Sul precipizio una mano appesa sospirò nel senso inverso della barba incolta.

Colai denso nella noncuranza dello scarto e lì, vi presi dimora.

2.

Poi, oltre le colline del pianto, m’inerpicai sull’edera debole vestendo la collana più pesante che mi segnò d'imperituro il collo.

"…Chi spera vive sulle piante d’autunno..."

(Mi nutrii di frutta e di gusci, al loro interno vivevano un verme e una biscia).

"…Chi spera è foglia di castagno…"

( Dormii nell'aria sgocciolando nuovamente sui rovi)

"...Chi spera muta..."

 

3.

Vidi me adagiare una barca di carta nel fiume delle peonie e correre a valle sperando di rincontrarla.

Quel giorno era il mio uscio ma lo trovai murato.

Il vecchio mi ascoltò e passò la mano dei mille anni dentro la mia testa. Pianse una lacrima d'oro sulla mia lingua per darmi conforto. La foresta osservava mentre seccavo e la mia pelle alterava.

Il mondo giallo si fece suggestione e timoroso ricordo.

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