
L’aria penetra raggrumata negli occhi,
opacizzante coagulo del visionario illudersi
sul versante cinico dei miei giorni d’argilla.
Piego la schiena sugli aculei del duolo
che il sole ha cresciuto d’incontrastato ardore
dentro alle gabbie allagate delle tue piante grasse.
*
Cosa può nascere dalla tua piuma dorata
misero uccello piegato nel balzo di un rogo,
se il cielo è sfondato dalle crepe del tuo tentare?
Dove potrai ricomporre il disperso
se tu, tenero e dolce richiamo di aiuto,
sei amputato e ansimante sull'unto declivio?
*
Esercito sulla ruggine del mio disguido
lo sforzo dei denti strappati
nel sudore inutile di un tempo che non afferro.
Elogio il mio mancato coraggio
idolatrato nel tempio del mio trasbordo
verso realtà che non ho mai conosciuto.













