martedì, 23 dicembre 2008

 

clessidre

A.

Scampai,anche ieri,sfregiandomi fra i quadrati
di maglie e di reti
braccato da un coglier casuale
dall' estro incurante
-ponente- il termine.

B.

Puntelli.
-
L'appiglio sapiente defluisce nel provvisorio
scavando interstizi
nella mia quiete all'erta.

C.

-Il calore è castigo protratto.
Il movimento, obbligo.
L'improvviso sarà distrazione-

D.

Concetti bivalenti si offrono sul retro della mia porta
omaggi della mente
procrastinazioni,
sul trampolino dell'età.

by Crobiotermi | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:1poesie
sabato, 20 dicembre 2008

bucaneve

Attese il dissipar tenace
e poi gli ultimi, disperati guizzi
delle ombre urlanti.

Aspettò che l'onda calda
si facesse involucro
attorno a un bozzolo di colori.

Attese sospeso, nella verginità dell'aria,
dentro a un volteggio pregno
di fuggevoli, insoliti aromi.

parolarte

Infine,
i suoi occhi poterono schiudersi
liberando il candore
fra l'increspatura di un sorriso.

by Crobiotermi | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:1poesie
martedì, 16 dicembre 2008

 

invisibile

La mia presenza è simbolica

mischiato fra i lampioni

prendo cacca dai piccioni

e tu passi,

mentre qualcuno ti guarda.

***

Scarpe silenziose,

onde di lago e onde di anche,

i miei occhi traboccano

mentre tu

eviti le pozzanghere.

***

Scende il Nord dalle bocche della valle

e le piume del merlo s'alzano.

E' tempo di rincasare

e quando mi volto

vedo una strada vuota.

by Crobiotermi | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:1poesie
domenica, 07 dicembre 2008

Un giorno conobbi una persona che chiamai 'Luna'.

luna

( bella no? ..[ beh, io per lei sarei stato disposto ad andare anche sulla luna...ma...]….ma non ha voluto..)...mi ero già messo la mia tuta spaziale ( nuova e con l'odore della gomma fresca ) , ero salito sul razzo ( nuovo di zecca e comprato per l’occasione ) , avevo acceso i motori…fatto i controlli di routine…..pronto a partire ma…..(..ma se non ha voluto, non ha voluto..).
...Allora ho spento i motori…mi sono tolto la tuta…ed ogni tanto guardo il cielo per vedere se è nuvoloso o sereno. La tuta è nell'armadio ( chissà magari un giorno serve) ed il razzo è nel garage.. ( revisionato regolarmente [ affinchè sia pronto a partire ]…) poi c’è il plastico in polistirolo della mia base lunare, completo di tutti i particolari e dipinto a mano.
Se il cielo è sereno mi arrabbio perchè vedo la luna e se è nuvoloso sono triste perchè le nuvole fanno da schermo impenetrabile e non la posso vedere. In tutti e due i casi va male…quindi…rimango qui, a collezionare foto lunari, a pensare all’assenza di gravità, ad Armstrong, ai Lem , agli Apollo, alle Lunik e alle Soyuz.
Rimango qui ( …e lei non ha voluto.)…e porto pazienza.
Una volta ( ma solo una ) sono riuscito a fare un giro di ricognizione in orbita lunare, con il mio Lem, quello revisionato. Sono riuscito a baciare la superficie lunare…dolcemente, perchè sulla luna non c'è gravità e tutte le cose avvengono dolcemente. Lei mi ha detto che vorrebbe...o avrebbe voluto ..( ma poi non ha voluto…[ perchè tra il dire ed il fare c'è di mezzo il mare ]…). Ed io lo guardo il mare, con il telescopio, il Mare della Tranquillità , il Mare delle Tempeste e l’Oceanus Procellarium, e calcolo quanto tempo ci si può mettere ad attraversarli a piedi, o in bicicletta ( con la zavorra sulla sella però, e due belle ruote giganti ).
Ma lei non lo sa...che io la penso . Lei ha la sua orbita e la sua rotazione e vede passare moltitudini di meteore ed asteroidi, pulviscoli e piogge stellari. Chissà cosa vede lei…(..sicuramente i suoi occhi sono per qualche asteroide scintillante […ma pieno di bitorzoli ]…in avvicinamento o in temporaneo stazionamento...) .Magari un giorno ( molto in là perché nell’universo il senso del tempo è diverso ) si stuferà di tutti quegli asteroidi bitorzoluti e di quelle meteore che gli ronzano nell'orbita ( e che passano....passano...e non si fermano mai...) e le verrà in mente la mia ricognizione ( ed il mio fugace atterraggio)...senza immaginarsi che dopo tutto quel tempo io sarò sempre lì, a ricordare il mio dolce allunaggio ed i miei saltelli a gravità zero. Lo metterò in garage il plastico, assieme al razzo, e ci metterò sopra un telo affinchè non si impolveri di modo che levandolo sia tutto in ordine.
Rimango qui a pensare che potevo salire sulla sonda Cassini ed andarmene verso Saturno (il quale ha 47 , dico 47 satelliti) e ci può essere una gran scelta con tutti quei satelliti...uno su 47 magari ...può essere quello giusto…ma di Luna ce ne è una sola….( e non ha voluto )...che cosa ci andrei a fare sulla Cassini? ( E poi si vede la Luna da Saturno? [No]…) .
Rimango qui...rimango solo...al mio telescopio...e porto pazienza ( che altro? [ ? ] ) .


***




Gli asteroidi sono brutti per definizione ( “… probabili rifiuti cosmici… residui della formazione del sistema solare… “ [ definizione enciclopedica ]…) , degli scarti quindi, e pieni di bitorzoli. Quando non hanno i bitorzoli hanno delle fosse ruvide, come avessero la faccia butterata. Gli asteroidi hanno tutti una forma indefinita, sgraziata, ben lontana dalla perfetta e dolce forma sferica dei pianeti e dei satelliti (…e della Luna…). Per non parlare del colore...niente a che fare con il blu ed il verde della Terra, il rosso di Marte o gli anelli di Saturno…( il bianco candido della Luna )…gli asteroidi sono scuri, talmente scuri che fai fatica a vederli…sono come i ratti di notte ( dei ratti con la faccia butterata )…ti accorgi di loro solo quando ti sono già vicino e dietro alle spalle.
Gli asteroidi passano…passano sempre…non sono dei corpi celesti orbitanti e statici…loro continuano ad andare ( ..non sanno nemmeno loro dove…) , fino a quando non sbattono contro un altro asteroide o un altro corpo celeste (…perché non sanno curvare..[ e sono anche un po’ idioti ]…) . Però sono furbi ( come i ratti ) , a volte emanano una scia luminosa (… a causa della velocità e non per propria luminescenza… ) che li fa sembrare attraenti e che gli nasconde i bitorzoli. Ammaliano gli asteroidi, ammaliano, si avvicinano, rimangono un po’ nei paraggi orbitali e se ne vanno, lasciando il cielo buio come prima ( perché la capacità di illuminare lo spazio è propria solo delle stelle e dei corpi che ne riflettono la luce [ come la Luna ]…) .
…Mi sono travestito da asteroide ( con tanto di bitorzoli ) che passa, passa, e senza fermarsi se ne va...( per provare la sensazione…)..mi sono travestito da asteroide (ma non sarò mai un asteroide )… che passa , passa e non lascia traccia di sé .



***



Certe volte indosso la tuta ( mi piace l’odore della gomma ) , scendo in garage ed entro nel razzo. Faccio finta di effettuare una missione, eseguo il conto alla rovescia, controllo il livello dei propulsori, la strumentazione, come un bambino simulo il rumore dei motori con delle pernacchie. Poi parto…dopo un breve viaggio entro nell’orbita lunare…e di nuovo eseguo il dolce atterraggio….( anche se è passato un po’ di tempo....ed il ricordo si è eroso )..poi immagino di atterrare ( sempre dolcemente ) sull’altra faccia della Luna, quella che a causa dell’attrazione magnetica non viene mai mostrata alla terra, quella buia e segreta che nessuno può vedere a meno che non ci si vada di persona...
Ho i miei calcoli algebrici io, chiusi nel taschino della tuta e so dove atterrare.. Poi, finalmente bacio ( dolcemente ci mancherebbe ) il suolo pallido e farinoso , guardo fuori dall’oblò cercando le grandi distese del Clavius o l’immensità del Ptolemaeus, ma vedo solo le chiavi inglesi, l’annaffiatoio, un triciclo e la serranda del garage la quale si chiude sulle mie simulazioni, un po’ violentemente come quelle serrande bastarde che si chiudono di colpo sui piedi.
Allora me ne torno in camera, sposto la tendina della finestra, guardo la luna e la saluto (ma lei non mi può ne vedere ne sentire) e vado a riposare.



***


Diverse volte ho cercato di fare un’altra ricognizione …( ma lei non ha voluto…[…sich... ] … aveva altri impegni..[ posso capire, con tutti i flussi sanguigni da regolare, le maree ed i raccolti da influenzare,...e tutti gli asteroidi che passano continuamente da quelle parti…] …altre cose sempre più importanti… )…e dopo un po’ ho capito ( dopo un bel po’ però, perché gli astronauti alla lunga diventano sempre miopi ed anche un po’ sordi ) ho capito che lei non è come me, che sto lì a pensarla un giorno si ed uno no ( se anche lei lo facesse la mia base lunare non sarebbe solo un plastico in scala 1:1000 coperto da un telo ed abbandonato in un garage..)…non è come me che non riesce a trattenere lo sguardo al suo passaggio ( se fosse così anche per lei qualche volta avrei incrociato il suo sguardo durante una delle sue rivoluzioni siderali....)..insomma dopo un po’ ho capito che non dovevo più disturbare…( pensa che silenzio che deve esserci sulla luna. [ ed il mio Lem ha i motori diesel, rumorosi ed inquinanti ].. pensa che pace silenziosa e quanti corpi fluttuanti nello spazio.. ) …ho capito che ( quando fra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare )…che il mare (ed anche il grandissimo cratere Descartes )..lo stavo attraversando solo io…e quindi non ho più disturbato.


***






Alan B.Shepard è molto meglio di Cristoforo Colombo. Perché lui è andato contro natura, senza galleggiare sull’acqua e senza la possibilità di mettersi in salvo se qualcosa fosse andato storto. A bordo del suo ‘ Mercury Freedom 7 ’, il 5/5/1961 ha compiuto un salto sub-orbitale. E’ stato il primo americano nello spazio.
Bisogna avere coraggio per essere come Shepard ( e non come Colombo ), e non tanto per il materiale usato ( la tuta che ha indossato la si potrebbe usare al giorno d’oggi per fare jogging , per non parlare del razzo…[ certe lavastoviglie di oggi sono più sofisticate ]…) ma per il viaggio nell’ignoto e nell’infinito ( e contro natura , perché volare è contro natura ) e per la prospettiva eterna della sua esplorazione ( le esplorazioni terrestri sono finite, quelle spaziali non finiranno mai ).
Bisogna avere del coraggio per essere come Shepard perché se qualcosa va storto , va storto e basta, senza rimedio ( non devi aver paura, come Colombo , degli squali o delle mareggiate se per caso ti capita di saltar giù dalla barca [… una delle tre barche..]..). E qualcosa può andare sicuramente storto visto che era il primo esperimento in assoluto con un essere umano a bordo (..mentre Colombo non era certo il primo uomo a salire su una barca per andare in mare..).
Bisogna avere le palle per essere come Alan B.Shepard, mollare tutto, prendere le tue chiappe e portarle lassù, senza certezza di tornare, per poi essere ricordato o essere famoso un milionesimo di volte in meno di Colombo e di Yuri Gagarin. Si, perché la ‘colpa’ di Alan B. Shepard non è stata quella di essere stato il primo americano nello spazio, ma di essere il secondo uomo andato nello spazio nella storia dell’umanità ( il primo è Yuri Gagarin ). Shepard è partito solo 23 giorni dopo Gagarin e a causa di quei 23 giorni si fa fatica a trovarlo nelle enciclopedie ( e l’impresa compiuta è a tutti i livelli identica a quella del suo collega russo perché stavano facendo a gara su chi partiva per primo ) .
Bisogna avere le palle per essere come Alan B. Shepard, perché si è fatto il mazzo come Gagarin ( e più di Colombo ) e la maggior parte del mondo non sa nemmeno chi sia (… e tutto per 23 giorni…) .
Shepard darebbe un calcio al telescopio e schizzerebbe nel garage di corsa allacciandosi la tuta mentre scende le scale ( senza perdere il tempo per vestirsi e fregandosene dell’odore di gomma fresca… ) entrerebbe velocemente nel razzo e via! Verso la Luna! Senza tanti preamboli e preparativi….senza tante curve orbitali e traiettorie di avvicinamento...E poi atterrerebbe dove capita ( perché non è quello l’importante ). e se avesse dei missili a bordo distruggerebbe anche un po’ di asteroidi (…e si vedrebbero migliaia di bitorzoli schizzare nello spazio..) . Shepard non si preoccuperebbe di fare atterraggi morbidi, anzi probabilmente li farebbe rudi appositamente, per far capire alla Luna che lui è arrivato a piantare la sua bandiera a stelle e strisce e che lo si voglia o non lo si voglia lui lì ci costruirà una base. Ci vorrebbero i cataclismi per mandare via Shepard, la sua bandiera e la sua base.
Bisogna avere le palle per essere come Alan B. Shepard. Ma io non sono come Alan B.Shepard.


***

Faccio calcoli trigonometrici io, e li metto in un armadietto, assieme alle foto, alla tuta, alla naftalina , alle chiavi del razzo ed ai miei moon boot.
Porto pazienza ( come nella vita del resto, perché il tempo va e tu non puoi far altro ), porto pazienza (…non ha voluto…) e scatto fotografie, di notte ( tenendo aperto il diaframma del teleobiettivo.. [ così risalta la luminosità ]…e togliendo il flash…[ altrimenti disturbo..]..)… scatto fotografie quando nessuno mi vede, poi all’alba, quando il resto del mondo si sveglia , io vado a dormire.



(...[ FINE ]…)

domenica, 07 dicembre 2008
  
   Ogni mattino Serafino guarda il cielo, perché il cielo non ha un confine. Serafino osserva il cielo perché è lì che papà è andato, ha varcato ciò che è azzurro raggiungendo spazi scuri, vive in posti un po’ lontani che da lì non può vedere. Serafino osserva il cielo e ne ha carpito un pò i segreti, son realtà che l’uomo ignora, sogni suoi da conservare, gran magie da custodire.
_
 
Il vento occupa quasi tutto il suo tempo a spazzare via le nuvole. E a dormire.
Quando il cielo è azzurro e vuoto, soffia fiacco e più leggero, spira piano e poi si assenta, si assopisce e si addormenta. Le nuvole però, sono furbe e birichine, presto o tardi tornan lì, a fare capolino, ed il vento controvoglia riprende il suo cammino. E’ per questo che egli spesso, appare un po’ nervoso, corre qui e corre di là, caccia via le dispettose, che si addensano nel cielo senza tregua e senza posa. Quando egli è indaffarato oppure ha il sonno un po’ più duro, accade che, una spessa coltre, ricopra tutto il cielo, sporcandolo di grigio e rendendolo più scuro.
Si divertono a bagnare, con piogge spruzzi e sguazzi, ma nel cielo presto o tardi regnan solo gli schiamazzi. Proprio qui il vento si desta, diventa furia e poi tempesta, pone fine alla caciara e manda tutti quanti a casa.
_
 
Piove.
Quando piove, gli uccelli in volo aprono il becco per bere l’acqua nuova e tutti gli altri che si vedono a terra, nelle pozzanghere a becchettare, sono i ritardatari, quelli che dormivano o erano distratti. Piove, ma la pioggia è sempre la stessa, è acqua riciclata, sempre quella che sale e sempre quella che scende. Succede con tutte le cose, anche con le persone che muoiono. Chi muore va oltre il cielo, nei luoghi scoloriti dal turchese, in posti bui e lontani dove sbocciano i pensieri.
Così, ogni fiore della terra è un pensiero di chi è oltre il cielo, e ogni goccia che lo bagna, è un ricordo e un giorno pieno. Le nuvole questo lo sanno, di nascosto e per dispetto, esse annaffian tutti i fiori prima che, furente il vento, giunga e spazzi via ogni cosa.
_
 
Serafino ama le nuvole perché si alzan su nel cielo, fino a dove il grande azzurro per magia diventa nero.
Sono allegre e teppiste, monelle e testarde, impalpabili o invisibili ma soprattutto irraggiungibili. Si nascondono dietro ai monti, fuggono via per poi tornare, salgono l’una addosso all’altra, si disfano e si sciolgono, si ricompongono e cambiano forma. Serafino ama le nuvole perché hanno orecchie da coniglio, sono frecce lunghe e grigie o astronavi gigantesche. Hanno corna come mostri e cappelli di cotone, sono zucchero filato, gomma pane e materassi, han dieci occhi e mille baffi.
Serafino ama le nuvole perché lo fanno ridere. Rotolano nel cielo e si travolgono a vicenda, spaventate ed urlanti, mentre il vento un po’ arrabbiato le ha sorprese a bagnar l’aria.
_
 
Serafino osserva il cielo sognando una cometa.
Ogni persona nel corso della sua vita ha la possibilità di vedere almeno una cometa la quale, accarezzando l’atmosfera, scivola lontano proseguendo il suo viaggio.
Le comete sono veloci ma hanno grandi maniglie per potersi afferrare. Poi, una volta cavalcate, vanno dove le si comanda.
Serafino osserva il cielo immaginando cosa c’è, dove l’azzurro passa al nero.
Serafino osserva il cielo attendendo una cometa, in partenza per il luogo dove sbocciano i pensieri.
by Crobiotermi | commenti (2) | commenti (2)(popup)
Link | categoria:2fiabe
domenica, 07 dicembre 2008

Il beduino errante venne di notte lasciando scie di cobalto, a bordo del suo cocchio di conchiglie trainato da sei aironi e un dromedario. Venne col serbatoio pieno di sogni e la stiva colma di pappagalli parlanti distribuendo magie ai bimbi addormentati. Donò penne con le gambe e matite colorate vestite con scarpe da ginnastica e pantaloni a strisce. Regalò pastelli di cera i quali amavano essere rincorsi scappando a piè veloce da banchi e scrivanie. Quando i bambini riuscivano ad acchiapparli essi, emettendo furbe risatine, solevano solleticare le mani, cercando così di sfuggire ancora. Tenendoli ben saldi in pugno però, i pastelli aiutavano i bambini a colorare i magici disegni che solo loro sanno fare. Disegni di fanciulli che come le matite, magicamente prendevano vita. Le persone, gli animali e gli oggetti colorati con quattro tratti e cinque graffi, sbadigliando si alzavano dal foglio e con gran sgranchirsi di ossa, camminavano di vita propria. I mostri, i coccodrilli e i giganti, disegnati quasi per scherzo ai lati o in fondo ad un foglio, prendevano vita anch’essi iniziando a rincorrere ometti, omettini e bestiacce in giro per le stanze. Che gran confusione quando la voce si sparse in giro! Tutti i bambini che lo vennero a sapere, iniziarono a disegnare i propri sogni e i loro desideri più strani. Così ci fu chi disegnò intere battaglie di carri armati contro enormi galeoni, chi mostri a quattro teste contro enormi mitragliatori, chi dischi volanti, paracadutisti e pianeti da mangiare, e poi uccelli, piante, ruscelli e fiori dando al mondo vita nuova e nuovi colori. La notte pullulava di disegni che correvano e di schizzi parlanti, di desideri danzanti e sogni semoventi. Poi lentamente, il buio scolorì sbiadendo ogni timore del cielo. Il beduino errante passò, perdendosi lontano, lasciando profumo di zenzero e lampi di genio dalla sua carrozza d’osso. Scomparve perdendo piume d’uccello e sogni gentili, narrando promesse ai bambini, i quali ogni sera, all’ora del sonno, si addormentano sperando di incontrarlo ancora.

by Crobiotermi | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:2fiabe
domenica, 07 dicembre 2008
La notte possiede centinaia di orecchie e migliaia di occhi per udire ogni voce e notare ogni più piccolo movimento. Ciò che non sopporta sono proprio i rumori, e quando si accorge che qualcosa o qualcuno si muove o produce anche il più piccolo suono, essa ricopre tutto col suo manto nero, imponendo il silenzio.


La notte d’inverno soffia la brina rendendo l’erba di ghiaccio e croccanti le foglie. Scende la notte d’inverno, rallentano i passi ed il pulsare del cuore, avvinghia il bosco in suo potere.La foresta così si addormenta nel colore smeraldo striato d’argento. Nel buio, solo il richiamo di qualche animale echeggia coraggioso e dispettoso, senza ricevere però, alcuna risposta.


Striscia la notte d’inverno, striscia guardiana ed insiste, voltandosi ad ogni rumore, serpeggia guardinga fra i tronchi degli alberi con gli occhi socchiusi. Si abbassa e poi si accuccia, attendendo ogni minimo errore. Continua la notte ad avvolgere il bosco di nero, mentre ogni animale rimane nascosto e per paura, si muove in silenzio.



Più tardi, ma solo dopo una lunga attesa, una piccola intrepida goccia sudando faticosamente, scivola fino all’estremità di un filo d’erba, penzolando coraggiosamente nel vuoto. Si aggrappa ad esso e poi si butta, esplodendo a terra nel silenzio, per un attimo fugace. Il coraggio come riflesso, tutto intorno si diffonde, ed ogni goccia liberata dalla brina, scende dall’alto precipitando nel vuoto, formando piccole pozze musicali.


In questo modo la notte lentamente perde il colore, a forza di accorrere a destra e a sinistra per ogni rumore. Oramai stanca e debole inseguitrice, è troppo lenta per raggiungere ogni luogo nel tentar di placare i suoni. Le goccioline diventano così il ticchettare dell’orologio del bosco, avvertono che è giunto il mattino e che è ora di svegliarsi. Al loro concerto si aggiunge quello degli uccellini. Per primi quelli dal sonno più leggero, poi i più dormiglioni. Iniziano un paio, poi quattro, poi otto, per finire tutti insieme a trasformare il bosco in un grande frastuono.


La notte però, non vuol mai andar via. Resiste cocciuta e testarda, si avvinghia ai cespugli, si aggrappa alle radici degli alberi e si rifugia negli anfratti, sotto le rocce e negli angusti passaggi.All’alba la notte che non sopporta il rumore, spaventata e stremata finalmente fugge via, scacciata dal popolo degli alberi il quale rumoroso, la insegue fino ai confini del bosco.
by Crobiotermi | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:2fiabe
domenica, 07 dicembre 2008

Spesso succede che mi scappi da scrivere, un impellente bisogno di versare contenuti mentali su un foglio di carta. Si tratta di un vero e proprio bisogno fisico che all'improvviso mi coglie nel bel mezzo delle mie indaffarate giornate ( si, anche sonnecchiare rimane comunque un'azione). E' più o meno la stessa cosa che essere colti dal bisogno di fare pipì durante una passeggiata in una trafficata via del centro. Inizia con il dilemma principale:cosa scrivo? ( dove la faccio?). Si vaga inutilmente alla ricerca di un'idea ( o di un bar), ma non la si trova ( oh, cavolo! Quando lo cerchi un bar, non lo trovi mai!). E così ci si arrovella davanti ad un foglio bianco (correndo su e giù per lo stesso marciapiede), senza risultati (un'insegna! Un'insegna! Dov'è un'insegna?), magari scrivendo due righe inutili...( due gocce? Oh, mio Dio! Due gocce! Dov'è il bar??).
Insomma, quando scappa da scrivere, scappa da scrivere. Quindi mi sono detto: perchè soffrire cosi? Perchè non attrezzarsi per cercare di eliminare il problema sul nascere? Innanzitutto, mi sono detto, ci vuole un pò di fantasia la quale è come l'acqua per uno scrittore, senza di essa egli non potrebbe scrivere ( nè orinare). Poi...un gioco, un vocabolario. Decido di aprire in modo del tutto casuale e per dieci volte il vocabolario e di indicare in modo altrettanto casuale (con gli occhi chiusi) dieci vocaboli cercando poi di unirli in una costruzione di prosa plausibile. Tutto ciò per raggiungere diversi risultati contemporaneamente:
1-Divertirmi.
2-Non perdere tempo a pensare (e a cercare il bar).
3-Allenare la mente.
4-Imparare vocaboli nuovi.
5-Non è sicuro ma probabile che possa nascere lo 'scheletro' sul quale costruire un breve racconto.
Stabilito ciò mi sono dato una sola regola: mai scartare un vocabolo. Se esso risultasse astruso e all'apparenza impossibile da collegare agli altri, cercare sempre e comunque di trovare un collegamento. Quindi, entusiasta del mio nuovo sistema per non farmela più addosso, ho provato per la prima volta. Considerato che non mi sono soffermato molto nel tentativo di legare i vocaboli, c'è un margine di miglioramento discreto al seguente risultato:
VOCABOLI ESTRATTI:

1)FINE:s.f. e m.1.Il punto ultimo come cessazione definitiva etc etc

Ma se devo ancora iniziare? Come inizio non è male...avrei già trovato la parola da porre in fondo al mio racconto...oppure trattasi di un presagio negativo? La fine del mio esperimento? Il diavoletto che con la vocina suadente mi dice " dai...lascia perdere..." ( oppure "pssssst" per chi orinava )...cerco idee per iniziare un racconto e mi salta fuori la parola 'fine', una presa in giro così totale non può essere che di buon auspicio, quindi la prendo tutto sommato bene. Fra i molteplici significati della parola fine scelgo quello del fine inteso come 'scopo'. Immagino quindi un personaggio malvagio, una sorta di stregone malefico tutto incappucciato e di nero vestito che fra magie e diavolerie assortite insegue uno scopo, un fine, ancora più cattivo e più tremendo della sua stessa indole.Si, ci può stare, per ora...



2)LINOLEICO:agg.Acido organico alifatico monocarbossolico:liquido giallo oleoso, insolubile in acqua, contenuto in alcuni oli di semi ( olio di soia..)

Olio di soia...mah! Ingrediente di pozioni più che di insalate? Oppure il malvagio in questione potrebbe divertirsi ad avvelenare l'olio di soia venduto nei supermercati per inseguire il suo terribile scopo. Quindi non ho più uno stregone fantasy ma un vero e proprio criminale moderno, uno svitato che crea il panico in città. Continuo...



3)RIPORTARE:v.tr.1.Portare indietro, alla sede abituale di provenienza.2.fig. Riportare un successo.

Lo scopo del criminale è riportare il mondo alla preistoria...o alla ragione...e qui ci si può sbizzarrire. Potrei immaginare un dipendente di un'industria di olio di soia, vessato per trent'anni e prossimo al pensionamento, che per tutto questo tempo non ha fatto altro che pensare al suo fine, alla sua missione purificatrice e così, uscito di senno, durante il turno di lavoro avvelena migliaia di bottiglie d'olio di soia. Ce l'ha con il capitalismo, e visto che la soia proviene dalla Cina e la Cina l'ha tradito aprendosi al libero mercato, egli con ciò ha subito la mazzata finale al suo già fragile cervello il quale si reggeva appunto, su dei piccoli semi di soia corporativisti.
Ricamando un pò sul personaggio e sulle sue strane abitudini ed idee politiche, potrebbero già venire fuori un bel paio di ameni paragrafi.



4)STERMINARE:v.tr. Uccidere,distruggere fino all'ultimo individuo, annientare.

Quando si dice la fortuna...Questo bel vocabolo lo vado ad aggiungere alla già fitta lista dei desideri del mio operaio maniaco il quale sentitamente ringrazia.



5)EPIDIDIMO:s.m.Formazione anatomica a forma di cappuccio allungato situata sul margine posteriore e superiore del testicolo.

Nooo. Dove li metto dei testicoli adesso? Per giunta il loro rivestimento! Devo rifare tutta la mia trama? Ambientarla in un ospedale o in un postribolo? Hai visto a parlare troppo di pipì? Non saprei proprio dove metterli, dei testicoli.
Possibile che il veleno prima della morte provochi un terribile ingrossamento dell'epididimo? Con tutte le divertenti conseguenze per i malcapitati? Almeno un paragrafo ne verrebbe fuori. Mi sembra però poco originale e siccome al momento non mi viene in mente niente di stuzzicante, decido di attendere nuovi vocaboli lasciando i testicoli 'in sospeso' ( in senso figurato) per poi magari 'agganciarli' (sempre in senso figurato, ci mancherebbe) ai vocaboli successivi ( qui si fa dell'umorismo anche senza averne alcuna intenzione...).



6)COLOMBAIA:s.f.1.Torretta , di solito sovrapposta a una costruzione rustica, originariamente destinata a ospitare un modesto allevamento di colombi.2.scherz.L'ultimo piano di un caseggiato alto e modesto.

E qui me lo immagino il mio pazzoide di notte, anzi, per trent'anni ogni notte salire sul solaio e invece di condurre una vita ordinaria a base di Champions League, egli studia chimica molecolare. Trent'anni di chimica nella colombaia con la sola luce del computer e di una abat-jour. Produce veleni con alambicchi ed ampolle, nella colombaia. Magari fa esperimenti su pipistrelli e piccioni. E via un altro paragrafo, ricamandoci.



7)LINKAGE:s.m.1.Termine usato in genetica per designare l'associazione dei geni localizzati nello stesso cromosoma.

Dopo lo shock causatomi da un vocabolo del genere, trovo improvvisamente la luce. Da un vocabolo impossibile trovo la chiave di volta della mia trama: il famoso ispettore X, avvalendosi del prezioso aiuto del dottor Y, vuole capire perchè le persone muoiono come mosche e avvia complicate analisi di mercato ed investigative sulle abitudini alimentari della cittadinanza etc etc.fino a scoprire che la causa di tutto è l'avvelenamento da olio di soia. In attesa di scoprire chi è il fanatico mettendo così a setaccio tutte le fabbriche della regione, urge un antidoto per cercare di salvare le persone che hanno già assunto l'olio incriminato. Il dottor Y, famoso genetista, attraverso il linkage di cellule di dna, scopre che l'unico antidoto a questo sofisticatissimo veleno ( ci credo, trent'anni di chimica...) consiste nel prelevare da un individuo di sangue AB-+ (rarissimo) il tessuto dell'epididimo ( eccoli che li ho piazzati !). Da tale tessuto e dai suoi preziosisimi enzimi si ricaverà la sostanza che bloccherà lo sviluppo del veleno. Una sola controindicazione: il malcapitato donatore di epididimo, si priverà per sempre della sua virilità.



8)QUORUM:s.m. Il quoziente, in numeri o in percentuale, dei voti espressi o dei votanti, richiesto perchè una elezione o una delibera sia valida.



Dei politici ci starebbero bene nel racconto, e l'operaio mi lancia uno sguardo d'intesa. Preferisco però pensare alla situazione di urgenza che si è creata all'interno della task force investigativa. La gente muore per le strade e basterebbe il tessuto di un singolo donatore per salvare l'intera città. Ma chi, in tutto il dipartimento di polizia e di genetica ( a quell'ora della notte) possiede il rarissimo gruppo sanguigno AB-+? Solo una persona...l'ispettore X ( 'accidenti' pensa lui). Non ci si può privare della virilità della più grande mente investigativa della nazione così su due piedi, così viene deciso di mettere la sua disponibilità come donatore ai voti ( lui, si era offerto ma non pareva molto convinto). Tutti i 124 dipendenti votano SI o No con un quorum del 51% affinchè la votazione sia considerata valida..
Il risultato dopo lo scrutinio è di 123 voti favorevoli e di 1 contrario ( il voto era segreto non è detto che sia lui...).



9)RABICO:agg. Relativo alla malattia della rabbia.

Senza pensare ulteriormente andrei ad aggiungerlo agli effetti del veleno del mio schizoide, tanto per arricchire la descrizione delle scene drammatiche sulle strade con gente colta da improvvisi raptus, con bava alla bocca, la quale si avventa sui polpacci altrui prima di schiattare senza vita con uno spasmo breve ed intenso ( sono peggio del mio operaio). Oppure che sia lo stato d'animo dell'ispettore dopo lo scrutinio?



10)CONFONDIBILE:agg.Facilmente scambiabile.

L'antidoto funziona, la gente guarisce, le decisioni prese funzionano. Ma se ricordo bene furono momenti concitati, studi compiuti nella notte con la mente stanca dopo ore ed ore di continuo e frenetico lavoro. Il genetista Y, ora che la situazione si è calmata, ha modo di rivedere con più calma il lavoro svolto sull'antidoto e scopre una terribile verità...Il sangue AB-+ non apparteneva all'ispettore X ( 'accidenti' penserebbe lui)! Ma allora...com'è possibile...e c'è di più! Quello dell'epididimo non è affatto il solo tessuto del corpo umano a produrre quei determinati enzimi ma tutta la superficie sottocutanea del corpo indistintamente!
Ed ora chi glielo va a dire all'ispettore X? Mentre lui contento di aver reso un servizio all'umanità stringe sempre più il cerchio sulla mia creatura malvagia, viene fissata un'altra elezione ( con un altro quorum) per stabilire chi, fra i dipendenti del dipartimento, si recherà sulla colombaia a recapitargli l'infausta novella.



Conclusioni: ho una traccia da seguire ed il foglio bianco ora è pieno, ma il racconto lo scrivo un'altra volta. Adesso non mi scappa più.

by Crobiotermi | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:mi scappa da scrivere
domenica, 07 dicembre 2008

Relatore: Klaus Reichenberger
Cavia: Franz (l’uomo qualunque tedesco)
Soggetti passivi: Guenther (l’amico qualunque)
Jurgen (barista qualunque)
Teorie applicate: Teoria del caos, teoria del poliedrismo, teoria delle realtà parallele.







APPLICAZIONE TEORICA:

Il fatto: Franz cammina per via del Kaiser in direzione centro. Torna dal lavoro ed il pensiero principale è una bella birra media alla Sturmuntenbahn Stube. Giunto all’altezza del numero civico 73, si accorge di avere una scarpa slacciata.
_

Questo piccolo contrattempo preso qui ad esempio, in relazione ai grandi eventi che accadono nel corso della vita di una persona, è classificato come insignificante, affermazione che qui dimostriamo essere assolutamente errata. Infatti, per ogni diversa azione intrapresa da un soggetto nei confronti di un determinato evento, si vengono a creare altrettante realtà parallele con protagonista la medesima persona coinvolta nell’azione stessa. Tali universi paralleli, si susseguono in seguito ad altri, facendo nascere concatenazioni ramificate di realtà indipendenti fra loro, ma poste su un medesimo piano spazio-temporale. Il risultato è che l’uomo non è affatto una persona unica, ma un essere vivente esistente contemporaneamente in milioni di realtà parallele le quali ovviamente non possono mai venire in contatto fra loro. Seguendo tale concetto, si potrebbe affermare che se una persona muore a 54 anni, nelle altre realtà nelle quali è protagonista, gli può capitare di vivere più a lungo o in modo completamente differente.
La nostra cavia Franz, nei confronti dell’evento occorsogli e denominato ‘scarpa slacciata’, compie tre diversi tipi di azione andando a ramificare le sue realtà:

_
Eventi possibili:

_
1-Si allaccia la scarpa ( diventando per noi : Franz Allacciascarpa).
2-La lascia slacciata e prosegue fino alla Stube (Franz Veloce).
3-La lascia slacciata ma a metà strada inciampa ( Franz Battelatesta).

_
Esamineremo nella fase pratica tali ramificazioni e la nascita di casuali realtà parallele.


_
APPLICAZIONE PRATICA:


-Franz Allacciascarpa si ferma appunto ad allacciare la scarpa e l’operazione richiede un paio di minuti perché in Germania fa sempre freddo e le mani sono intirizzite. Dopo aver svolto l’azione prosegue fino alla Stube varcando la porta alle ore 17:34:38".
-Franz Veloce invece, non si ferma ad allacciare le stringhe perchè ha la gola secca e un po’ per sete e un po’ per vizio, la birra è la sua priorità principale. Varca la porta della Stube alle 17:32:23" cioè un paio di minuti prima di lui stesso nel caso in cui si fosse allacciato la scarpa.
-Franz Battelatesta, come Franz Veloce, ripone nella bevanda al luppolo la più grande bramosia ma, complice un lieve giramento di capo e le tre quattro birre già scolate subito dopo essere uscito dalla fabbrica, incespica sui lacci e rovina sbattendo il teutonico cranio a terra.
Franz Allacciascarpa ordina una birra a Jurgen il barista il quale salutando, gliela spina. Franz Veloce invece, essendo entrato due minuti prima di Franz Allacciascarpa, ha l’occasione di incrociare sulla porta d’entrata Guenther , un vecchio amico di scuola il quale, sfruttando il casuale incontro, ne approfitta per rientrare di nuovo nel locale e farsi un altro giro di birra in compagnia dell’amico. A questo punto il barista Jurgen ha già a che fare con due Franz ( ma non con il terzo, Franz Battelatesta il quale è già su un’ambulanza diretto all’ospedale) e due realtà diverse. Versa da bere al solitario Franz Allacciascarpa e, due minuti prima versa da bere anche a Franz Veloce e a Guenther, in quest’ultimo caso incassando anche il doppio dei soldi.
Franz Allacciascarpa beve tre birre ( ne beve sempre tre al colpo per pareggiare la volumetria della pancia ) paga, saluta e si dirige verso casa. Lo stesso Franz però quello denominato Franz Veloce e con le scarpe slacciate, si trattiene invece fino alla chiusura del locale scolando insieme all’amico Guenther un numero imprecisato di caraffe. Ubriaco fradicio esce dalla Stube alle due del mattino dirigendosi anch’egli verso casa ma in condizioni assai diverse. Il barista Jurgen ha incassato ora il quadruplo rispetto ad un Franz con le scarpe allacciate e dato che ha qualche soldo in più in tasca, anziché andare a casa dalla moglie si ferma in una pizzeria a mangiare qualcosa, rincasa un ora dopo, trova la moglie che dorme e si addormenta pure lui.
Esiste anche un terzo Jurgen, il barista che attendeva Franz Battelatesta, è lo Jurgen più povero perché non incassa i soldi delle birre dei due Franz che hanno raggiunto il bar e nemmeno quelli di Guenther perché quest’ultimo uscendo dal locale senza incontrare nessuno, non ha più occasione di fare la sbornia fino a tardi. Questo Jurgen va a letto presto perché il locale si svuota ad ore accettabili. Senza la fermata supplementare per la pizza, trova la moglie ancora sveglia che lo attende, fa l’amore con lei e concepisce da quel rapporto il suo terzo figlio, Rheinold.
Franz Battelatesta nel frattempo è ricoverato in ospedale per un trauma cranico, ha cinque giorni di prognosi, gli fanno le analisi del sangue e scoprono che è un alcolizzato cronico. Lo fanno visitare da una psicologa, una biondona tedesca di nome Katarina. Lui, ipnotizzato più dalla psicologa che dalle sue teorie ( ha un debole per le bionde) decide di disintossicarsi e, passando così da una bionda all’altra, relativizza il trauma. Il suo cervello si libera dalle foschie doppio malto e in tempi record si innamora della psicologa.
Franz Veloce si congeda dal compagno di sbronza Guenther, esce dalla Stube e fatica moltissimo a trovare la strada di casa. E’ ubriaco fradicio, sale su un bus, si addormenta e si ritrova al capolinea. Compie il tragitto inverso ma si addormenta un’altra volta finendo all’altro capolinea. Così facendo ritrova un pizzico di sobrietà verso le sei del mattino, rinuncia ad andare a casa e si dirige direttamente al lavoro.
Franz Allacciascarpa dopo tre birre in solitudine, si infila verso casa. Vive da solo. Accende la tv e guarda un interessantissimo documentario in onda sulla rete nazionale tedesca il quale cerca di dare una risposta al perché, nonostante la disponibilità e le conoscenze tecnico-tattiche militari fossero state superiori al nemico, la Germania sia riuscita comunque a perdere due guerre mondiali di fila. Documentario questo, che mai nessun Franz eccetto lui ha potuto gustare, uno perché troppo ubriaco e impegnato a trovare la strada di casa, l’altro perché giacente e sognante in un letto di ospedale.
Guenther, l’amico incontrato sulla porta, è anche lui soggetto a sdoppiamento. Quello che ha incontrato Franz Veloce è ubriaco come l’amico. Si sono salutati verso le due di notte scambiandosi preziose informazioni sull’ubicazione delle rispettive abitazioni. Zigzagando, cerca di andare verso casa ma a differenza del compare si muove in maniera più distratta, viene investito da una macchina e muore. Se quel pirla di Franz avesse l’abitudine di allacciarsi le scarpe non l’avrebbe mai incontrato sull’uscio della Stube, e a quest’ora sarebbe stato sobrio ma soprattutto vivo.
Il secondo Guenther, non incontra nessun Franz, viene a sapere solo successivamente che l’amico è in ospedale perché è inciampato da solo come un pirla. Va a trovarlo al pronto soccorso ma inciampando anch’egli come un pirla sulla scalinata d’accesso all’ospedale, sbatte il cranio e muore anche in questo caso.
Il terzo Guenther, avendo a che fare con… ( un attimo che prendo gli appunti perché non mi trovo più)… con Franz Allacciascarpa, quello entrato due minuti dopo nella Stube, e non essendosi quindi quel pomeriggio mai incontrato con lui, muore ugualmente d’infarto una volta giunto a casa ma non si può dire che fosse destino perché qui stiamo dimostrando il contrario ( infatti se fosse rimasto alla Stube come negli altri casi, non gli sarebbe venuto un colpo).


RIASSUNTO SCHEMATICO:

_
Si noti come già prendano forma significative variazioni delle realtà di ogni singolo soggetto.


1) (FRANZ ALLACCIASCARPA) ->Allaccia->Beve da solo-> Va a casa->Guarda Tv.
(FRANZ VELOCE) ->Non allaccia la scarpa->Incontra Guenther->Si ubriaca->Va al lavoro.
(FRANZ BATTELATESTA)->Non allaccia le scarpe->Inciampa->Ospedale->Disintossicato->Si innamora.


2) GUENTHER n.1->Beve da solo->Va a casa->Gli viene un infarto->Muore.
GUENTHER n.2-> Si ubriaca->Viene investito->Muore.
GUENTHER n.3->Va a trovare Franzbattelatesta->Inciampa-> Muore.


3) JURGEN n.1->Incasso normale->Torna a casa presto->Prolifica.
JURGEN n.2->Diventa più ricco->Mangia una pizza->Arriva tardi a casa->Niente figlio.
JURGEN n.3> E’ più povero->Va a casa presto-> Non prolifera ( i suoi spermatozoi risentono della depressione per il poco incasso e perdono di efficacia).

Jurgen il barista, a differenza degli altri due Jurgen, perde per sempre il cliente Franz Battelatesta il quale oramai disintossicato, vive felice e contento nella villa della sua nuova bionda, la psicologa Katarina. L’ex alcolista sta per cambiare lavoro e frequenta l’università come hobby. Anche il defunto Guenther è per Jurgen un cliente comunque perso in tutti i casi, ma il tutto si va ad aggiungere al già crescente sconforto del barista. Ciò innesca in lui una spirale continua di svogliatezza, la quale lo porterà a perdere nel giro di poco tempo un numero considerevole di clienti. Il bar quindi, inizia ad andare in rosso.
Jurgen passeggia nel parco dietro via del Kaiser e se non fosse che le realtà sono parallele e indipendenti fra loro, potrebbe incontrare se stesso mentre spinge un passeggino con il suo ultimo figlio Rheinold. Si siede su una panchina depresso, pensando agli errori commessi. Al suo fianco su quella stessa panchina, c’è lo Jurgen un po’ più ricco che sfoglia il giornale frettolosamente, deve andare ad aprire la Stube, alle 17 arrivano i migliori clienti, come Franz Veloce ed il suo amico Guenther se non fosse stato investito, pace all’anima sua.
In effetti è proprio così. Franz Veloce non salta mai una bevuta soprattutto ora che con la scusa che gli è morto un amico, può bere sei birre anzichè tre, andando a coprire il vuoto creatosi nelle casse di Jurgen e creando nuovi spazi all’interno del proprio corpo. Continua a passare le notti cercando la propria abitazione e non la trova mai, dorme sui bus e spesso sul lavoro. Guenther è morto sotto un auto, davanti alla Stube si vedono ancora i segni delle frenate. Segni che Franz Allacciascarpa non può vedere, per lui Guenther è morto d’infarto e con Jurgen lo ricorda ogni giorno verso le 17 con un prosit.
Dopo qualche tempo Franz Battelatesta battezza il suo secondo figlio avuto dall’unione con la psicologa Katarina, si è laureato in tempi record, ha lasciato la fabbrica ed ora è impiegato presso la redazione di un giornale locale. Si ritrova un giorno a passare per caso davanti alla Stube in via del Kaiser ma la trova chiusa. Al suo posto c’è una rosticceria gestita da una famiglia di turchi. Jurgen è fallito, ora fa l’operaio. Franz Battelatesta ricorda i tempi andati quando frequentava il locale ed aveva il vizio del bere, ricorda Guenther, morto sulle scale dell’ospedale mentre veniva a trovarlo. Franz Battelatesta torna a casa, la famiglia lo aspetta a cena.
Franz Veloce invece è in crisi nera. La Stube ha chiuso. Mai cambiare le abitudini alcoliche di un alcolizzato. Togliere il solito bar ad un alcolista è come tagliare ad un cane l’albero sul quale ogni giorno è abituato a fare pipì. Si ritrova a gironzolare ansioso e spaesato in uno stretto perimetro alzando di riflesso la gamba ( o il gomito, dipende dai casi). Franz Veloce è costretto quindi a cambiare tragitto. Una volta uscito dalla fabbrica, deve allungare la strada per poter raggiungere casa tenendo conto che il percorso deve contenere obbligatoriamente un considerevole numero di pit-stops. Ciò è fastidioso. Cambiando zona da via del Kaiser a via Knoll, nota un nuovo supermercato, nel quale attratto da un fornitissimo reparto bevande, Franz Veloce si fermerà d’ora in poi e per sempre a fare la spesa. Quella sera, entrando di fretta, decide di comprare della birra da portare a casa. Di fronte a quel preciso evento, le strade di Franz Veloce si dividono in base alle bottiglie di birra che decide di acquistare, perché ogni bottiglia aggiunta al carrello comporta un diverso consumo di tempo. Oltre al nostro Franz Veloce nasce Franz Velocecompraduebirre, Franz Velocecompratrebirre, Franz Velocecompraquattrobirre, Franz Velocecompracinquebirre ecc… ( fino a dodici birre perché di più non è mai riuscito a portarne). In questo caso analizzeremo solo il nostro Franz Veloce lasciando perdere gli altri undici Franz per mancanza di spazio.
Ma che fine ha fatto Franz Allacciascarpa? Continua a bere i suoi aperitivi da Jurgen , il locale non ha mai chiuso anzi, funziona benissimo. Jurgen ha un bellissimo bambino ed ogni tanto, la domenica, Franz Allacciascarpa e la famiglia del barista vanno a fare passeggiate al parco dello Spitzen. Franz Allaciascarpa frequentando la bella famiglia di Jurgen, è riuscito persino a ridurre il bere e sta pensando seriamente di conoscere qualche ragazza.

Epiloghi temporanei:

-Franz Allaciascarpa un giorno passeggia nel parco, abbassa lo sguardo e si accorge di avere la stringa della scarpa slacciata. Come in uno di quei presentimenti che spesso sorgono nella mente delle persone, riflette sul da farsi e come di abitudine se la allaccia.
-Franz Battelatesta casualmente, si ritrova a passeggiare in via del Kaiser, più o meno dalle parti dove stava la Stube di Jurgen. Si accorge che ha la scarpa slacciata e, ricordandosi dell’incidente avuto un tempo, si ferma e se la allaccia.
-Franz Veloce deve cambiare ancora tragitto perché il supermercato nel quale si serviva è ancora chiuso per lavori. Sta per attraversare una strada ma il semaforo è rosso. Si accorge di avere una scarpa slacciata e sta pensando se allacciarsela prima che scatti il verde oppure rimandare l’operazione al di là della strada, dov’è posizionato un bar che non aveva mai visto. Mentre elabora faticosamente il da farsi, scatta il verde ed attraversa la strada con la scarpa slacciata.
-Jurgen è sul divano davanti alla televisione, guarda una vecchia versione di Tarzan con protagonista Weissmuller. Potrebbe gestire un bar, potrebbe avere anche un figlio, potrebbe fare l’operaio. Fisicamente nella stanza è da solo ma in realtà tutto il salotto è pieno zeppo di Jurgen, ognuno diverso dall’altro. Altri Jurgen sono emigrati nei posti più disparati, non abitano più in quella casa. Certi Jurgen fanno gli agricoltori, qualcun altro è già morto, altri ancora sono all’estero. Jurgen afferra il telecomando e pensa se spegnere la tv ed andare a letto o aspettare ancora dieci minuti fino a vedere la fine del film. E’ qui che Jurgen si sdoppia un'altra volta. Diventa Jurgen Spegnelatelevisione e Jurgen Addormentatosuldivano, ma questa è un’altra storia.
-Guenther è sempre morto e non può intraprendere alcuna azione.


[ Dedicato a tutte quelle persone che sono costrette a convivere con il nero che avvolge l’anima. Esso fa sì che non sia più possibile vedere un domani.
Dietro ad ogni piccolo insignificante gesto però, si può nascondere un mondo nuovo]

by Crobiotermi | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:allacciarsi le scarpe è pericol
domenica, 07 dicembre 2008

 

Mi capita spesso di pensare all'ospedale, così come uno pensa alla fidanzata, al prossimo weekend o alla serata da passare in compagnia. Io invece no, penso all'ospedale perchè avverto ogni tanto dei pruriti all'addome lato destro, come se ci fossero all'interno degli animaletti che grattano...cric, cric, cric...Per tali casi possiedo l'enciclopedia medica più lunga del mondo e la consulto ogni volta che sento gli animaletti grattare oppure quando una violenta crisi ipocondriaca mi coglie.
E così vado alla voce: FEGATO.
Noto che la descrizione è troppo lunga e sicuramente piena di brutte cose perchè anche senza leggere, so per certo che un enciclopedia medica può contenere solo notizie negative, una vera e propria valanga di magagne. Quand'è che una persona consulta un'opera del genere se non per andare a caccia di magagne? Se avessi bisogno di conoscere le funzioni metaboliche del fegato consulterei un'enciclopedia scientifica e sicuramente non quella fucina di pensieri negativi qual'è un'enciclopedia medica. Non bisognerebbe nemmeno averla in casa un'enciclopedia medica anzi, bisognerebbe bandirla dalle librerie per poter rendere più serena la vita della gente.
Guardo la tavola a colori del fegato, tutte le freccettine che indicano le parti specifiche ed i vari organi ad esso collegati e sento ancora le formiche grattare. Probabilmente è pensando alle formiche ed alla loro minutezza che mi scappa l'occhio sulle parti più piccole del disegno come il pancreas, il duodeno, la cistifellea...Mi sorprendo nel cercare di totalizzare il numero di quante rogne ci possono essere nel così piccolo spazio del proprio addome.
...cric, cric, cric...
Scaccio rapidamente le immagini fatte di neon ospedalieri e guanti alla paraffina e cerco di identificare la causa dei miei formicolii con dei mali minori e di secondo piano, tipo lo stress, il cibo grasso o troppo piccante, la vita sedentaria, il fumo. Intanto però, senza accorgermi continuo a leggere quel libro satanico con la copertina color ' bianco-sanità ' sulla quale è impressa la faccia di un medico che sorride ( sorridono sempre i medici ). Rimetto il volume al suo posto, come se fosse infetto, come se scottasse, mi siedo sul divano ed inizio a pensare.

+++

Il mondo sono tante persone che girano come cretini e parlano che non si capisce cosa dicono fanno tanto rumore come se ci fosse solo loro e gli altri sono inutili e poi vengono animali che girano perchè persone girano e anche loro sentono dovere di girare e rumore esponenziale aumenta e tutti si muovono lentamente perchè fortunati di vivere a lungo mentre io muove veloce e muove rapido perchè sfigato e vive poco parlo poco e non fare rumore e nessuno mi vede perchè io piccolo per loro occhi da vacca io no odore per loro naso di bue e no rumore per loro orecchio gigante io sono batterio e microbo e io vivo per infettare rumorose persone e faccio morire e ammalare uomo e animale perchè io invisibile a loro occhi di trota.

+++

.

Esiste un problema di fondo fra paziente e medico che ha le sue origini nei primi anni di età , quando il dottore assume nella mente dei bambini la valenza di soggetto negativo. Ciò non è dovuto al puro atto fisico della puntura o all'immagine del siringone nella mano dello sconosciuto, ma bensì all'inganno che l'infante impunemente subisce. Il bambino infatti, segue la mamma per effettuare la vaccinazione fidandosi di lei in maniera cieca. Una volta al cospetto del dottore, la paura dell'estraneo è lenita in qualche modo dal camice bianco, un colore che simboleggia la purezza, la bontà, il candore e la sincerità (e qui il bambino subisce il primo inganno di tipo visivo). Il medico poi, non contento, si spaccia per amico, promette al bambino che non gli farà niente di male, si finge paterno, lo accarezza, lo chiama per nome (e qui c'è la seconda menzogna di tipo comunicativo). Dopo essersi finalmente fidato, senza difese, nudo su un lettino e completamente nelle mani dell'estraneo...zac! Il punturone. La fregatura. Il buon signore vestito di bianco diventa all'improvviso uno stregone circuitore il quale è riuscito ad ingannare pure la mamma e del quale quel bambino per il resto dei suoi giorni non si fiderà più. E' questo che sciocca i bambini, l'inganno. Infatti il bambino che è per definizione candido e puro, non può concepire l'inganno per il semplice motivo che non ne conosce il significato ( almeno fino al momento della vaccinazione).
Quando questo bambino diventerà adulto e in sala operatoria un chirurgo gli prometterà un'anestesia locale o quando giacerà sul letto di un ospedale e l'infermiera gli dirà ' ma che bella cera che hai', quella persona non ci crederà più e si domanderà sempre dove sia nascosta la fregatura.

+++

L'uomo 'dell'inserto salute' è un mammifero della famiglia degli ominidi. E' così denominato per la sua grande abilità nel cacciare gli inserti salute all'interno dei quotidiani o dei periodici in genere. Una volta appropriatosi del giornale giusto il giorno giusto, egli con la sua tipica voracità, divora l'inserto ed i suoi insegnamenti facendone il proprio stile di vita. Questo esemplare vive in piccoli branchi, di solito è un ex fumatore, non beve mai bevande gassate e, a parte gli inserti salute, si ciba quasi esclusivamente di alimenti integrali, macrobiotici e biologici. Quasi sempre pratica degli sport blandi ed in maniera auto coercitiva i quali possono variare a seconda dell'inserto del quale si è cibato.
L'uomo dell'inserto salute è un mammifero molto comune e lo si può facilmente avvistare nelle palestre ( di solito verso sera) mentre pratica, body building, yoga, pilates o ginnastica aerobica. Nella stagione temperata si può facilmente ammirare la sua livrea sulle più battute piste da jogging o sui campi da tennis ( lo si può riconoscere perchè è quello che suda o si impegna di più). Nei ristoranti più affollati invece, lo si può individuare come seduto al tavolo dove il cameriere andrà il doppio delle volte avanti e indietro nell'intento di soddisfare le sue richieste.
L'uomo dell'inserto salute possiede una vita media esattamente uguale agli altri con l'unica differenza che egli è il solo a non esserne a conoscenza.

+++

Uomo sporco lava e raschia molto e poi annusa sua pelle con sue due cavità pelose di naso di bue e lui pensa di essere pulito e profumato e spalma unguenti e gelatine e spruzza odori terribili su pelle lui pensa di essere pulito perchè con occhio di trota non vede sua pelle ricoperta di miei fratelli che fanno cacca a volontà e rotolano e saltano e cantano e ballano e lordano e mai si lavano per tutta durata di loro breve vita.

+++

... Cric,cric,cric...il pensiero torna su quel sacchetto piccolo che sta attaccato al fegato, la cistifellea. Il potere più subdolo dell'enciclopedia medica è quello di instillare il dubbio, è quello di lavorare come fosse una malattia incubata nella psiche. Quante volte si sente parlare della cistifellea? E della sua asportazione?
Vado alla voce:CISTIFELLEA.
Asportazione della cistifellea. Ho sentito che tanti si fanno levare la cistifellea ma a che cosa serve questo organo se poi si può levare? Servirà pure a qualcosa. Si vive tranquillamentesenza un rene ma ciò accade perchè ce ne sono due, ma di cistifellea ce ne è una sola. E se il mio grattare fosse proprio la cistifellea? E se dovessero proprio asportarmela? Intendo dire, tagliare! Bisturi, camici verdi e sangue! Fanno l'anestesia completa o locale per l'asportazione della cistifellea? Il mio incubo è proprio l'anestesia locale, non sono ancora riuscito a capire se sul lettino in sala operatoria posso pretendere l'anestesia completa anche senza il consenso del dio chirurgo. Perchè lo so, loro ti immobilizzano e fanno di te ciò che meglio credono. E' così! Ti fanno credere una cosa e invece ne fanno un'altra, ti dicono " certo, certo non si preoccupi gliela facciamo l'anestesia" ( si noti la fine falsità: loro non dicono bugie, ti dicono che te la fanno l'anestesia ma stanno attenti a non specificare di quale tipo). E mentre in tre o quattro ti coricano gentilmente sul lettino immobilizzandoti gli arti in maniera estremamente professionale, tu cerchi conferme chiedendo " ma quella completa, vero?", ma oramai è tardi, loro ti hanno già immobilizzato, conoscono la psicologia del paziente, sanno calcolare i tempi delle risposte, ti fregano! Fanno apparire tutto naturale ma in realtà è una macchinazione diabolica! Nello stesso momento che le cinghie immobilizzatrici scattano, loro ti danno la risposta!
Ovvero, una bella operazione in anestesia locale ecco cosa mi aspetta, sveglio e cosciente, con le dita del chirurgo che frugano nella pancia come grandi formiche regina, ago e filo tipo rete da pesca che rattoppano il mio addome come se fosse la riparazione di un borsello in pelle, immagini e suoni indelebili nel tempo e per sempre impresse nel mio cervello, il tutto grazie ad un insensibile del terrore altrui vestito con camice verde.
Dev'essere sicuramente la vita sedentaria ( cric, cric cric...), senza dubbio. Baratterei volentieri un giorno alla settimana di footing con un'anestesia locale, anche due, ripensando alle formiche regina.
Ripongo il volume al suo posto con cura, osservo la rilegatura ed il titolo mantenendo uno sguardo fermo per far capire al libro che sono io ad avere il coltello dalla parte del manico, sono io che decido il suo destino e la sua sorte, sono io che dico ' pattumiera' o ' libreria'.
Dopo questa doverosa prova di forza mi rimetto sul divano e penso ancora.

+++

C'è odore di disinfettante negli ospedali, sempre quella puzza costante, pesante e stagnante di lisoformio, è l'odore 'sanificatore'. Lo annusi e si materializzano siringhe, ciabatte bianche, flebo, e gente che tossisce . E' proprio un posto triste l'ospedale, ci si alza all'ora nella quale ci si dovrebbe coricare, si pranza all' ora della colazione, si cena all'ora della merenda e poi all'ora di cena si va a dormire ed il telegiornale delle otto si trasforma in quello della notte.
All'alba l'infermiera spalanca la porta come sfondandola, come se tutti fossero svegli ed avessero puntato la sveglia in sua attesa. Usando la tapparella come suoneria aggiuntiva urla il buongiorno. Un paziente colto da ictus cerebrale giace sul letto bianco con il materasso troppo duro, ma non può farlo notare perchè ha tutto il corpo paralizzato compresa la faccia, e l'unica cosa che può muovere sono occhi e sopracciglia. Il paralizzato sgrana gli occhi, ha il catetere pieno e vuol far capire all'infermiera che dovrebbe essere svuotato.
-Giovanni!- sorride lei con gran meraviglia-ma che bella cera che abbiamo stamattina!"
In realtà Giovanni è pallido che sembra un cencio, non ha per niente una bella cera ma anche se il paziente è in condizioni pietose o ha pochi giorni di vita, gli infermieri sono programmati per dire che il paziente ha una bel colorito e che tornerà a casa. Egli sgrana ancora di più gli occhi cercando di ammiccare verso il basso ma inutilmente. L'infermiera continua imperterrita a complimentarsi e lui, consapevole che i complimenti sono fasulli, inizia ad arrossire arrabbiandosi ancora di più
-Giovanni!- dice di nuovo l'infermiera al paralizzato che di vaccinazioni da piccolo ne ha fatte una collezione -hai caldo vero? Vero che hai caldo?"
-Mmmmmmhhh" strabuzzando gli occhi.
- Lo sapevo. Ecco che ti apro la finestra, guarda che bel sole! Pensa che tra poco andrai a casa a goderti questo magnifico sole!"

+++

E' incredibile come la vita di un ordinario cittadino possa subire modificazioni comportamentali causate dall'inserto salute. Aspettando il suo turno al banco dei salumi, l'uomo dell' inserto salute fissa con lo sguardo un prosiutto cotto, le sue fini venature di grasso, la pellicola trasparente che lo ricopre ed il cartellino con la denominazione ed il prezzo. Tutto risulta ordinato, bello, colorato e pronto all'uso. La specifica " senza polifosfati aggiunti" appare in rilievo come un fiore all'occhiello, come un vanto dell'azienda produttrice. Egli guarda gli altri prosciutti e nota con piacere che in maniera ugualmente esaltante riportano la stessa dicitura, nella stessa roboante maniera con la quale le scatolette di dado visionate poco prima, riportavano la scritta " senza glutammato". Egli fissa di nuovo il prosciutto e ricorda che non è da molto tempo che le industrie produttrici evidenziano le diciture "senza questo", "senza quell'altro", come se fossero delle brave aziende che da sempre tengono alla salute delle persone differenziandosi così dalle aziende cattive, malvagie ed avvelenatrici di persone.
L'uomo in attesa del turno guarda il numero del suo biglietto, è il 43 come i suoi anni, fortunata coincidenza. Riflette sul fatto che se sono dieci anni che si tolgono i polifosfati dagli alimenti, e l'azienda produttrice esiste dal 1912, quell'azienda che cosa gli ha dato da mangiare nei suoi primi 33 anni di vita? E' stato tirato su a polifosfati e a solfiti ecco l'amara verità che si fa breccia attraverso le sue sinapsi, con biberon di ossidi, biscotti all'anidride fosforica, sughi agli amminidi e litri di E123. E se ciò che ieri tenevano nascosto ed oggi non lo è più, cos'è che oggi tengono nascosto e domani non lo sarà più?
Mentre la sua testa è colma di questi epocali quesiti, una signora gentilmente chiede spazio, ha in mano il numero 68 ed è il suo turno per essere servita. L'uomo dell'inserto salute vergognandosi nasconde velocemente il bigliettino con il 43 ma è troppo tardi, lei l'ha visto, lo si capisce dallo sguardo, una miscellanea di compassione e disprezzo. La signora ordina un etto di prosciutto cotto in offerta, l'unico zeppo di polifosfati e lui mesto, rinuncia agli insaccati.

+++

Uomo lento e grosso e si divide in due modelli uno peloso con lungo naso penzolante e uno liscio con due globuli su petto e foro al posto di naso penzolante e per generare altro piccolo modello di uomo il modello peloso si incastra con modello liscio e dopo interminabile scomposto tremore si staccano poi modello liscio si gonfia e dopo altro interminabile tempo di mille vite di batterio nasce solo un altro modello di piccolo uomo lento con occhio bagnato ma io essere batterio veloce e batterio è solo un unico modello di bacillo cocco spirillo e vibrione batterio non conosce villosità e globuli e fori e nasi penzolanti batterio solo sfiorare con altro batterio e nascere istantaneamente cento altri batteri veloci e grandi che moltiplicano a loro volta e io non capire i lunghi incastri di uomo.

+++

Ieri è morto il mio criceto. All'improvviso il mondo ha cambiato aspetto ed il mio tessuto filosofico si è infeltrito. Mi sono chiesto:quanto vivono i criceti? La risposta è stata il silenzio, nessuno lo sa, nemmeno a chiederlo con un rapido giro di telefonate. L'impressione è che sia morto prematuro, non aveva un aspetto per così dire vecchio per quanto si possa interpretare e conoscere la morfologia di un roditore domestico.
E se succedesse anche a me? Voglio dire, morire prima di invecchiare non è previsto nel mio programma di vita. A causa di ciò negli ultimi giorni sciami di avverbi e pronomi come dove, chi, come, quando e soprattutto perchè, mi assalgono come cavallette, inseguendomi e perseguitandomi. Sicuramente anche i criceti hanno un fegato, una cistifellea ed un pancreas.
...cric,cric,cric...
Vado quindi alla voce PANCREAS.
Nel cercare la pagina corrispondente, la mia mano stavolta si blocca a metà strada. Il pancreas mi ricorda brutte analogie e funeste connessioni. Le scoperte che potrei fare potrebbero innescare dei turbini di avvenimenti con conseguenze assolutamente da evitare, come le analisi del sangue. Le analisi sono come la tombola, la mano nella bocca della verità, il responso della cartomante. Una volta eseguite, esse finiscono nelle mani del grande stregone bianco il medico, per la sacra interpretazione.
Il significato di una vita quindi finisce nelle mani dello specialista, e tutto diventa come quando si fa la grande spesa al supermercato e si attende alla cassa che dal dispay appaia un prezzo ragionevolmente modico. In quegli attimi eterni nei quali si attende il responso, ci sono i sinceri pentimenti riguardo ai propri eccessi ( non dovevo prendere un pezzo così grosso di grana padano, il filetto di manzo costa un ochhio della testa...) Se hai contratto una malattia essa inizia nello stesso momento in cui il medico te lo comunica e non importa se già l'hai contratta prima, o se essa è ormai da mesi incubata in te, la malattia inizia lì, in ambulatorio, sulla sedia davanti alla scrivania.
E' lui che decide se si può continuare a vivere, sperare di continuare a farlo, temere di non sperarlo o temere di non farlo. Nei momenti interminabili nei quali egli regge in mano le analisi, con gli occhiali calati sulla punta del naso e scrutando attentamente cifre e specifiche, in quei momenti egli detiene il potere di vita o di morte, come un re o un papa medievale, un vero e proprio stregone ambulatoriale detentore di segreti solo a lui accesibili, e tu, sei in suo completo potere.

+++

Lo scaffale dei pomodori pelati è ben fornito. L'uomo dell'inserto salute oramai in piena crisi esistenziale, osserva pensoso un barattolo di pelati da agricoltura biologica chiedendosi se la parola 'biologico' ( e l'allegata illustrazione fiabesca sull'etichetta) vuol dire che tali pomodori provengono da un orto incontaminato di un ottocentesco contadino in un remoto paese di montagna dove l'aria è pura e le campane suonano a festa.
Non è così. Egli tramite i suoi inserti sa che per biologico s'intende coltivato con concimi naturali e con ogni probabilità nella stessa fabbrica e campagna dove si coltivano i pelati ordinari, respirando la stessa atmosfera siderurgica e l'odore dell'aria di oggi con l'aroma del benzene (' ma allora perchè costano il triplo?'). Egli pensa alla carne e quindi anche alla mucca biologica la quale non vive nella malga a duemila metri di altezza godendo serena degli echi delle campane che suonano a festa, ma nella stessa stalla della mucca convenzionale con la sola differenza di essere alimentata con mangime naturale e di avere una vita priva di interventi esterni come la castrazione, il taglio delle corna pematuro o cose simili. Anch'essa respira e gode della stessa aria alle polveri sottili del pomodoro il quale lei stessa siderurgicamente provvede a concimare. Egli fissa lo scaffale e pensa ad una notizia apparsa sull'ultimo inserto salute la quale riportava che allo stato attuale non c'è nessuno studio al mondo che abbia dimostrato che un alimentazione biologica piuttosto che convenzionale porti dei benefici relativi all'allungamento della vita media (' ma allora perchè costano il triplo?').
L'uomo dell'inserto salute fa per prendere pensosamente la sua scatola di pelati ma viene speronato violentemente dal carrello di una vecchietta da supermarket, il peggior incontro che si possa fare in questi luoghi, soprattutto perchè lei è sul suo territorio. La vecchietta lo sperona in modo che lo scontro appaia del tutto casuale anzi, lo fa in modo da farsi chiedere addirittura scusa ma lo speronamento era del tutto voluto. Poi lei, scricchiolando, si piega andando a prendere la marca di pelati più economica nel raggio di cinquanta chilometri dopodichè borbottando se ne va. L'uomo dell'inserto salute lentemente si avvicina alle casse con la testa piena di biologici pensieri e come uno spettro, si ritrova la vecchia da supermarket in fila dietro di lui. Istintivamente lui guarda altrove cercando di evitare contatti di qualsiasi tipo. Dopo qualche elucubrazione sui solfati e qualche avanzamento verso la cassa, l'uomo si ritrova d'improvviso l'anziana donna in fila davanti a lui. C'era da aspettarselo da una vecchia da supermarket. Sorpreso ed arrabbiato egli fa per protestare ma lei lo guarda con piglio accusatorio come se lui volesse rubarle il posto, l'uomo si guarda attorno scoprendo che la gente lo sta osservando con sdegno incolpandolo con gli sguardi per aver cercato di passare davanti ad una povera anziana.
L'uomo dell'inserto salute paga ma non alza gli occhi perchè sa che la vecchia, imbustando la spesa, con un sogghigno lo sta fissando di sbieco.

+++

Tonto uomo muove su rumorosa scatola di ferro con quattro cerchi di gomma che fumano e puzzano io muove con aria di microbo quella che persona con grande padiglione non sente io muove con aria invisibile come mio corpo io muovo più veloce di tutte le rumorose persone e mi attacco su oggetti e cibo di persone passeggio contento su loro cibo e vedo grandi occhi acquosi stolidamente scrutare cibo per cercare polvere o sporco in genere e loro grande bocca a caverna soffiare su cibo con timore e fare circospetto ma io batterio mi attacco più forte di loro stupida colla uomo tonto soffia e nulla produce io vedo lui e lui no vede me con occhio di trota lui pensa cibo pulito ed ebete è la sua faccia convinto di ciò mentre io aspetto che lui mangia cibo e quindi anche me che ci sono sopra con sua disgustosa bocca di ruminante mentre io rotolo e sguazzo felice.

+++

Sognai del mio funerale, ero disteso su una lettiera di sabbia, la mia pelle era completamente ricoperta di fitti peli marroncini ed un pò setolosi, faccioni enormi mi fissavano. Qualcuno diceva " povero criceto, è proprio morto", un altro mi infilzava la pancia con una gigantesca penna stilografica. - Io non sono un criceto!- gridavo- Non sono morto!". Urlavo ed urlavo ancora, ma nessuno mi sentiva e chissà perchè nei sogni in questi casi tutti sono sordi.
Poi si susseguirono immagini e suoni confusi, apparve una bara di faggio ed un prete criceto con degli incisivi enormi che torreggiavano sopra il mio corpo. La scena si svolgeva non all'interno di una chiesa o di un luogo religioso, ma bensì in una biblioteca, con le pareti ricoperte di enciclopedie mediche, inserti salute e vasetti di pomodoro biologico. Sul soffitto facce raggrinzite di vecchie roteavano sogghignando ed il prete che suadente continuava ad officiare la funzione, mi sussurrava con un'accenno di sorriso -Ma certo che gliela facciamo l'anestesia completa..." e chissà perchè spesso nei sogni ci sono oggetti, persone e voci che si mescolano senza una logica in ambienti assurdi e disconnessi fra loro. Il prete criceto continuò a parlare in tono mellifluo mentre i visi roteanti delle vecchie nel frattempo si erano trasferiti su quei pannelli pubblicitari di plastica agganciati sul lato frontale dei carrelli dei supermarket . Schiere di questi carrelli sogghignanti rivestiti con camici bianchi da medico, correvano a velocità folle verso di me, in un ambiente il quale aveva assunto le sembianze di un'enorme spirale in movimento. All'interno di questa vorticosa spirale rimanevano solo gli orribili carrelli accompagnati dalla voce fuoricampo del prete la quale interpretava come una litanìa le mie analisi del sangue.
Quando infine le immagini ed i suoni furono insostenibili, mi svegliai sudato con il viso appiccicato alla federa del divano. Misi una mano sul fegato e con meraviglia non sentii più gli animaletti grattare. Forse il tempo nell'addome viaggia ad una velocità diversa pensai, come in un altro emisfero o su un pianeta lontano, forse in questo momento laggiù è notte fonda e gli animaletti stanno dormendo.
by Crobiotermi | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:la strategia del diplococco