
Soffi di cenere
modellando nembi
avanzi e sporcizia
in secchi e bauli
e la notte, sempre la notte,
come placenta e culla
dell’ovatta più scura.
Discendono
le impressioni di un canto,
e l’ombra fuggitiva
di un flutto vocale
a nutrirsi d’attesa
eventualmente,
come un dolce fringuello
oltre il vetro della mia finestra.
oltre il vetro della mia finestra.





