I polmoni respiravano i tuoi occhi
nella digestione d’intenti.
Aspiravo quel preciso umido istante
di proibita sostanza
coltivazioni, che l’alba puntuale mi miete.
*
Aguzzino è il ricordo
architetto paziente di ogni incisione,
il ferro perverso
che indugia in me e dipanando svela.
*
Confessioni estorte
nella cantina del tempo,
cartoline ed uncinetti
ricami sulla pelle della tua immagine
e del tuo profilo terso
che ogni giorno l’imbrunire depreda.
*
Mi arrampico sulle vibrazioni
di quella carezza stridula
che mi cigola sui polsi.
*
Ruggine e sangue
imbrattano la mente e le pareti mute
nella sala delle mie torture.





