
Scrosciava l'improvviso
come squarcio nello squarcio
allagando gli infecondi pertugi,
esplodendo furia sull'impenetrabilità.
Poi, sul sale, nel balzo e nel vuoto,
spuma di te.
Aggrappando i giorni ad un filo d'erba
il tuo profumo mi sfugge
e lo rincorro invano
nel ricordo e nello spreco che fu
del predatore sazio.
Finalmente, con l'alba,
la pace mi cuce
ricamando il pensiero
col disegno dei tuoi occhi,
cullandomi i riflessi di una luna che scompare
portandosi con sè
il sorriso del tuo ultimo sguardo.





