domenica, 07 dicembre 2008

Al mio funerale assisteranno solo quattro persone, ho fatto precisi calcoli e ci sono pochissimi margini di errore. I miei genitori sono morti, con mio fratello non parlo da più di vent’anni e di certo non lo verrà a fare quando sarò in una bara, sono scapolo e senza figli e gli amici li ho persi tutti, piano piano, come dei barattoli nuziali attaccati al paraurti di un automobile.
___Il giornalaio verrà perché quando ogni mattina mi reco al suo negozio per acquistare il quotidiano, ci facciamo dei gran sorrisini di intesa. Per essere due conoscenti andiamo perfettamente d’accordo. Lui mi dice: ‘ Gran pioggia oggi vero?’, io sistemo l’ombrello nel portaombrelli, faccio una surfata sulle pozzanghere che ricoprono il pavimento del suo locale, guardo fuori come se non mi fossi accorto di niente, e mi trovo sempre in perfetto accordo con lui. Egli ha il negozio di fronte alla chiesa, quindi chiuderà per cinque minuti mettendo il ‘torno subito ’ sulla porta, si piazzerà nei posti vicini all’entrata, si farà il segno della croce e via, di nuovo al lavoro, con l’anima salvata. Gli ho acquistato vent’anni di giornali, al prezzo medio di settanta centesimi ( esclusi gli allegati e i dvd) per un totale di 5.110 euro, calcolatrice alla mano. Ho dato al giornalaio cinquemila euro per cinque minuti di celebrazione funebre, vale a dire mille euro al minuto. Se dovesse assistere a tutti i quaranta minuti della funzione mi costerebbe quarantamila euro. Se volessi riempire la chiesa affinché il mio funerale sia oltremodo affollato spenderei una fortuna, più o meno otto milioni di euro. Ecco perché al mio funerale assisteranno solamente quattro persone.

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___Saremo in quattro al mio funerale, io compreso, ma non potrò intervenire.
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___Il barista non ci sarà perchè è juventino e nonostante i sorrisini di cortesia ci odiamo profondamente, lo si vede dagli occhi. Quando il caffè gli viene particolarmente male non è altro che una conferma dei miei sospetti. Dopo il primo orribile sorso lo osservo, lo scruto, e mi pare sempre di vedere gli angoli della sua bocca alzarsi in modo alquanto beffardo. Osservo attentamente gli altri clienti ai quali ha servito il caffè cercando di rilevare nei loro visi delle espressioni schifate. Niente. Essi sorseggiano e gustano la loro bevanda con evidente soddisfazione. La schifezza pare sia riservata unicamente a me. Lo fa in una maniera così perfida che non si capisce se l’atto sia volontario o meno, e non si capisce nemmeno se tutto ciò sia solamente il frutto di una mia suggestione. Per questo motivo cerco sempre di dare una seconda e attenta sorsata di controllo, ma il caffè continua a rimanere un’imbevibile sciacquone.
___Lo posso capire. Fossi al suo posto metterei il guttalax nel caffè e farei in modo che i bagni siano temporaneamente occupati. Lo attenderei al varco, ai lavandini, salutandolo con calore mentre scrupolosamente mi asciugo le mani sotto il getto d’aria calda. Non andrei mai al suo funerale a meno che la sua squadra non perda contro la mia la domenica precedente. In quel caso sì che andrei, e nei primi banchi, a dargli l’ultimo saluto, vestito in maniera sobria con i colori sociali.
___Anche il bar è vicino alla chiesa, a pochi passi, ma lui non verrà. Da parte sua vedrà passare il carro funebre e godendo del mio necrologio affisso sui muri della chiesa e rigorosamente redatto con i colori bianconeri penserà: ‘ uno di meno’ . Da parte mia, cinquemila euro di caffè ( escluse le brioches) buttati nel cesso.
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___Saremo in quattro al mio funerale. Io che non potrò far altro che starmene fermo e zitto, ed il prete che sarà super partes.
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___Zio Frank vive a Toronto da ormai vent’anni e le uniche parole di italiano che ricorda sono una ventina ( una per ogni anno passato all’estero ) tra le quali spaghetti, pizza, mafia e macaroni. Ho una foto stropicciata di lui che tiene sulle ginocchia un bambino vestito con un grembiulino dell’asilo ma non ho mai saputo chi fosse quel bambino, e lui so che è lui perché me lo hanno detto. Zio Frank è un emigrato moderno, un emigrato Samsonyte, ma a parte le valigie, dai tempi dello spago poco è cambiato. Egli non verrà al mio funerale, non verrebbe nemmeno se lo si provasse ad adescare con qualche mozzarella di bufala. Posso capirlo, nemmeno io andrei alla sua funzione. Chi si fa un viaggio del genere senza che coincida con le proprie ferie, per assistere al funerale di un parente sconosciuto?
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___Saremo in quattro al mio funerale. Ci sarà un prete che parla, io che ascolto, ed il sagrestano che affumicherà la chiesa con l’incenso e per fortuna che sarò morto.
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___Passerò col carro spoglio di fiori, e ci sarà chi si toccherà le parti intime come rito propiziatorio e superstizioso. Sarà qualche giovane che proprio quella sera deve concludere i suoi progetti amorosi, ed io sarò il suo segnale negativo, il suo malocchio, quello che lo farà andare in bianco. Posso capirlo, quante volte l’ho fatto anch’io da giovane con i miei ex amici…ci toccavamo al passaggio delle ambulanze, mani in tasca e via a grattare così, per anticipare i tempi, perché quando sono morti e sdraiati nel carro magari la sfiga ha già preso piede e non bastano più nemmeno gli antidoti.
___Ci saranno vecchiette sparse sui banchi della chiesa al mio funerale, ma quelle non le ho calcolate perché sono parte integrante dell’arredamento, oramai sono divenute proprietà vaticana, per usucapione. Le trovi sempre lì, assieme ai quadri del Vasari e alle statue dei santi, a qualsiasi ora si entri in chiesa, anche di notte, cinque o sei, rannicchiate ed ingobbite. Il sagrestano le spolvera ogni mattino e nessuno si fida ad avvicinarsi a loro per paura che si sgretolino sui banchi e di dover poi pagar le spese.
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___Saremo in quattro al mio funerale. Il sagrestano avvolto in una nebbia d’incenso che sbuca e scompare dalle navate come l’ombra di Nosferatu, il prete che parla di bibbie e vangeli che ogni tanto ho letto ma che non ho mai capito ( e non vedo perché dovrei farlo lì ), ci sarò io che in tutto ciò non avrò alcuna voce in capitolo, ed il Padre Eterno, che nonostante sia stato invitato, dubito che verrà.

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